La parola è un balsamo ed un veleno, capace di ferire più di una spada o di far conoscere l’animo di una persona più di un bacio. Cirano, poeta e soldato, con la sua lingua segna, uccide, diverte. Cerca di manovrare le relazioni di quel triangolo amoroso con Rossana e Cristiano, tentando fino all’ultimo di rendere poetico (o patetico) la trama d’amore che si intreccia tra i tre. Così si comprendono le motivazioni che lo portano ad aiutare Cristiano, l’ultima frase che gli sussurra, il silenzio mantenuto per 14 anni, mentre Rossana piange in convento, il modo in cui, morente, si schernisce, diviso tra il desiderio di confensarsi, e la volontà di rimanere il “suggeritore nascosto”.
La bellezza del personaggio sta anche nell’incapacità che, alla fine, egli ha nel gestirsi questo ruolo, e nella difficoltà che egli vive nel essere l’amante nascosto. Egli è tanto coraggioso ed orgoglioso, quanto timido: e penso non sia solamente la bruttura del suo volto l’unica debolezza che egli ha.

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